Aprile volge ormai al termine e la stagione turistica materana è ufficialmente avviata. La mia attività è solo alla sua prima, piena esperienza, ma d’altro canto posso forse offrire uno sguardo più fresco sul tema. Chi lavora da tempo nel settore (operatori turistici ed esercenti del centro storico) concorda nel ritenere che i numeri, quest’anno, siano decisamente superiori rispetto ai precedenti. Gli stessi turisti mi hanno confermato che negli ultimi mesi l’attenzione mediatica su Matera è stata fortissima, grazie soprattutto ai numerosi e variegati servizi che hanno imperversato sui principali canali televisivi nazionali. La nomina a Capitale Europea della Cultura 2019 ha costituito, senza ombra di dubbio, il motivo principale per cui siamo passati da MateRadio (con qualche sparuta comparsata su Lineaverde) ai ripetuti passaggi sulle ammiraglie Rai e Mediaset negli orari di punta, che, con tutto il rispetto per i lungimiranti autori di Radio 3, raggiungono un pubblico migliaia di volte più vasto. Uscendo dall’Italia, negli ultimi tempi sui social network ho visto scorrere un numero impressionante di documentari e articoli su Matera sui più importanti mass media d’Europa, come la BBC (God Save the Queen), e del mondo (il New York Times e il New Yorker su tutti).
Insomma, per usare una frase fatta e strafatta, gli occhi del mondo sono puntati su di noi.

Ma cosa vedono?

Una città magnifica, unica al mondo, certo. Quando li guido per i percorsi giusti, che si aprono all’improvviso sulla Gravina o sugli stessi Sassi, restano a bocca aperta, incantati. Quando gli racconto la lunghissima storia di uno degli insediamenti umani più antichi in assoluto, li vedo affascinati, e da materano mi inorgoglisco (anzi, me ne priscio). Ma poi sento certe critiche che fanno male, a volte vergognare, perché sono giustissime. Allora sono io il primo ad ammetterlo, a chiedere loro scusa: «Non siamo ancora pronti. Non ce lo aspettavamo. Scusateci, miglioreremo presto le cose».

Tra le varie questioni venute fuori in questi giorni, ne voglio sottolineare due, a mio parere le più urgenti.

1. I servizi igienici.

Nel fine settimana (ma anche durante la settimana, nei due mesi clou delle gite scolastiche) tra le 9 e le 10 arrivano decine di autobus in piazza della Visitazione. Senza contare chi viene in auto o con le navette o con altri mezzi, solitamente a quell’ora. Arrivano spesso dopo aver viaggiato 3-4 ore. Molti sono anziani. La prima domanda che mi fanno è:«C’è un bagno?». A centinaia si riversano in piazza Vittorio Veneto per usufruire del diurno, dopo attese lunghissime che sottraggono tempo alla visita guidata. In poche parole: sono ovviamente insufficienti, anche contando quelli in via Fiorentini o via Madonna delle Virtù. Gli esercenti non possono certo continuare a supplire alle carenze di un servizio che dovrebbe essere pubblico. Una soluzione immediata? Una decina (minimo) di bagni chimici in piazza della Visitazione. Ma solo temporaneamente! È urgente che si realizzi una struttura di accoglienza con punto informativo e (abbondantissimi) servizi igienici.

2. Il traffico veicolare.

Trovo già abbastanza deprimente, quando descrivo l’aspetto che avevano i Sassi prima dell’età contemporanea, per far capire dov’erano i grabiglioni dover indicare “dove vedete quelle macchine”. Ma è onestamente impensabile far convivere il traffico di turisti (che giustamente si muovono a piedi) con il numero esorbitante di automezzi che impazzano per le vie del centro storico. Nei giorni scorsi sono scoppiate anche delle risse tra turisti a piedi e in macchina in via delle Beccherie , la più antica del Piano, una stretta via medievale che conduce a piazza Duomo, ridotta a strada a doppio senso di marcia per macchine, SUV, furgoni e navette di residenti, albergatori e operai (come si vede nel video qui sopra, cortesia di Vanni Saponaro). Ma il problema non è solo qui: via Bruno Buozzi a momenti sembra via Lucana, con l’aggravante di dover scansare sia le macchine che passano sia quelle sui marciapiedi, adibiti a parcheggi. Per non parlare di via Madonna delle Virtù, dove, vedendo un minimo di rettilineo, si consentono una bella sgasata, o degli spiazzi di Porta Pistola o Piazza S. Pietro ridotte allo status di “ampio parcheggio”. Cosa siamo, la capitale della cultura o una sala ricevimenti per tamarri? Del resto, anche le aree pedonali non ne sono immuni. Aspettando un gruppo, venerdì 24/04, sono stato dalle 9:30 alle 10:00 in piazza Vittorio Veneto: ho contato almeno una decina di veicoli attraversare per intero la piazza, dalla prefettura a via del Corso, tra cui, oltre ai consueti furgoni con merci varie, una comunissima Ford Fiesta guidata da un negoziante del centro e una Lancia Thema con a bordo quattro strani personaggi. Ho anche avvistato il consueto camion della nettezza urbana, insolitamente mattiniero (di solito passa dal centro intorno alle 10:30-11, per adeguarsi all’orario di punta del traffico pedonale). E stendiamo un velo pietoso su Piazza del Sedile.

Non so voi, ma io sono convinto (e i turisti sono pienamente d’accordo con me), che in questo caso non esistano vie di mezzo: stop totale (residenti e albergatori compresi) al traffico tra Sassi e Centro Storico, con eccezione solo per i mezzi pubblici, magari elettrici o a metano.

Non voglio dilungarmi oltre. Mi piacerebbe piuttosto che i miei colleghi, chiunque lavori nel settore o nelle istituzioni aggiungesse il proprio pensiero.

Aggiungo solamente una cosa, mai ripetuta abbastanza, che gli stessi turisti, del resto, continuano a dirmi usando un’altra frase fatta: non possiamo perdere questo treno. Ma, aggiungo io, dobbiamo anche stare attenti a non farci travolgere dal treno! Non voglio assolutamente aprire una polemica di natura politica, perché in gran parte quello che ho scritto prima è la verità: non eravamo pronti. Ma ora basta, dobbiamo prendere coscienza di quello che ci aspetta e offrire soluzioni concrete, sostenibili e durature, senza aver paura di scontentare i soliti egoisti e retrogradi.

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