Per il secondo anno consecutivo l’Associazione MUV (Museo Virtuale della Memoria Collettiva) di Matera ha realizzato la versione tutta materana della Tombola. Un prodotto artigianale (e dunque in edizione limitatissima), realizzato grazie agli sforzi dei membri del Comitato Direttivo, di cui faccio parte. La Tombola Materana è stato ancora un grande successo, grazie anche alla maggiore eco ricevuta sugli organi di’informazione, dal Quotidiano alla Gazzetta del Mezzogiorno, da TRM al TG regionale.

Come ormai molti sapranno, si tratta in pratica della trasposizione della Smorfia (la cui versione più famosa è certamente quella partenopea) in chiave materana, con il valore aggiunto delle immagini storiche, principale vanto del MUV Matera. Una tradizione, quella della Smorfia, che a Matera non ha mai avuto una declinazione locale, tanto che nel nostro caso gli elementi corrispondenti ai numeri non sono stati calcolati secondo una logica cabalistica in senso stretto. Quando possibile abbiamo mantenuto le correlazioni napoletane, dal 3 (la gatta – la jòtt) al 90 (la paura – l’assrìmm). In certi casi, invece, erano quasi obbligate: il 2, a Matera, è della Madonna della Bruna, così come il 20 è di Sant’Eustachio, mentre u f’cc’latìdd richiama il 7, la vigilia dell’Immacolata, quando è tradizione mangiarlo e i Santi Medici il 26, giorno in cui sono onorati. Del resto il processo che ha portato all’associazione di numeri ed elementi, nel nostro caso aveva priorità diverse rispetto alla cabala, essendo i secondi più importanti dei primi. Abbiamo infatti tentato di inserire quanti più argomenti di discussione possibile, senza curarci sempre di trovare il numero “giusto”. Discussione, sì: nello scenario ideale che abbiamo immaginato, infatti, vediamo, come da tradizione, il capo famiglia annunciare i numeri e il corrispettivo oggetto, personaggio, monumento o elemento del folklore e innescare così un piccolo dibattito fatto di ricordi e confronti tra le varie generazioni. Per dare una mano ai nonni e ai meno esperti abbiamo allegato un libretto contenente le didascalie che, lo dico con un certo orgoglio, ho curato io stesso. Non si tratta, di per sé, di un testo didattico: è il gioco stesso della tombola, ma soprattutto l’interazione tra i membri della famiglia ad agire in senso didattico. La lettura del libretto può costituire, se mai, uno stimolo ad approfondire ulteriormente i vari argomenti, andando a reperire le fonti giuste, non sempre (o non solo) bibliografiche. Prendiamo, ad esempio, il n. 80u cuast’ìdd (il Castello):

Il castello Tramontano, ubicato sulla collina del Lapillo, fu costruito a partire dal 1501, andando a sostituire il “Castelvecchio” della Civita, costruito nell’XI secolo e demolito nel 1488. L’opera, voluta dal Conte Giovan Carlo Tramontano, rimase incompiuta a causa dell’uccisione di quest’ultimo la sera del 29 dicembre 1514. Ogni ragazzino materano che si rispetti è andato alla ricerca del famoso cunicolo che l’avrebbe collegato alla cattedrale… o ha un “cugggino” che l’ha trovato!
Partita di calcio al Castello (metà '900 circa). MUV Matera, archivio Michele Masciandaro.

Partita di calcio al Castello (metà ‘900 circa). MUV Matera, archivio Michele Masciandaro.

Se gli aspetti storici, archeologici e architettonici possono essere approfonditi sui vari testi che di questo si occupano, da nessuna parte (eccetto che nel delizioso “Cronache materane degli anni ’70” di Pino Oliva) troverete riportati gli innumerevoli aneddoti di cui il possente mastio è stato testimone: epiche e infinite partite di pallone, avventurose esplorazioni, serate romantiche sui torrioni sotto le stelle e, soprattutto, sfide  dal sapore western all’ultimo s’rd’ll’n come quella che ha (quasi) avuto luogo tra i due candidati sindaco alle ultime elezioni (sic!). Queste storie dovete estrapolare da chi le ha vissute in prima persona o da chi le ha ascoltate a sua volta come racconti (valgono amici e parenti ma occhio ai “mio cugggino”!).
Quello che vale per il castello vale per tanti altri argomenti, perché ne troverete a bizzeffe: ci sono u jrè-n d Crùst (il grano di Cristo) e u uauattìdd (l’orciolo per la “cialledda”), u briònd (il brigante) e Sand’Austocchj (S. Eustachio), u cuorr (il carro) e u march d’u ppè-n (il timbro del pane), la chiesamòtr (la Cattedrale) e la jròtt d’u matt’vògghj (la grotta dei pipistrelli), l’assrìmm (la paura) e u chiònd (il pianto), u ròss (il rozzo) e la bella uagnèdd (la bella ragazza). Insomma, ce n’è per tutti i gusti e tutte le età, e ogni argomento può essere affrontato con la curiosità dei bambini, col piglio accademico dello studente universitario iscritto a Beni Culturali o con quello nostalgico del nonno, tutti importanti e in grado di costituire un valore aggiunto. Ma la cosa importante, a cui teniamo particolarmente, è che, facendo uasciàzz, si risvegli e rafforzi l’amore per il nostro ricco patrimonio storico, artistico e antropologico, che rappresenta, ormai, non solo il nostro passato ma anche il nostro futuro, grazie alle migliaia di turisti da tutto il mondo ansiosi di scoprire le nostre bellezze e il nostro vissuto. L’ho voluto ricordare con il n. 72, La meraviglia (la maravùgghj):

Passando attraverso certi vicoletti che si aprono all’improvviso sulla Gravina o percorrendo, sulla Murgia, sentieri che dopo una svolta a gomito offrono uno sguardo aperto sull’insieme dei Sassi, è facile lasciarsi andare ad espressioni di meraviglia. Negli ultimi anni è sempre più facile sentire “ooohh” in tutte le lingue del mondo!

Visto che siamo al 24 dicembre, potete ricordare alle vostre mamme/zie/nonne che è il momento di fare le pettole, che non a caso ritroverete proprio al n. 24, u pàtt’l:

Gustosissime frittelle tradizionali materane salate, a base di pasta di semola rimacinata, lievito e abbondante acqua, a volte preparate con l’aggiunta di uva passa, baccalà o fichi secchi. Per ottenere il giusto grado di lievitazione e renderle soffici e gustose occorre abilità nell’impastare: bisogna avere “le mani calde”! Le esperte massaie si bagnano le mani in una ciotolina con del vino, prendono dei pezzi di pasta lievitata e velocemente li immergono in olio extravergine di oliva caldissimo. Si cucinano nel periodo natalizio, soprattutto la sera delle vigilie, a cominciare da quella dell’Immacolata. Proverbio: “u pattl ca nan z’ fosc’n u Natè-l, nan z’ fosc’n cchj’-j” (le pettole che non si fanno a Natale, non si fanno più: insomma, carpe diem, anzi, carpe pettolam!).

Io l’ho fatto, e vi sto scrivendo con le mani ancora unte di pettole al baccalà!

Domani, invece, se volete vivere un Natale pienamente materano, seguite le istruzioni riportate nel brevissimo compendio corrispondente, naturalmente, al n. 25u Natèl:

La novena di Natale inizia il 16 dicembre, con l’accensione delle nove lampade davanti al presepio, e termina il giorno della vigilia. La notte di Natale in molte case materane si faceva una processione percorrendo tutte le stanze, con il più piccolo di casa che recava nelle mani Gesù Bambino, mentre le donne, tenendo coperto il capo con un asciugamano bianco, intonavano il canto di natale: “È la nett d’u Natè-l / fu na fest pringipè-l / ca nascì nostrì Signò-r / jùnd a na povira mangiatà-r”. Oltre alle pettole, nel periodo natalizio si gustano i tipici dolci della tradizione materana: cart’ddè-t, p’rciddìzz, strazzè-t, cicirè-t e v’scùtt’l ‘ng’l’ppè-t. Naturalmente è un’occasione per stare con amici e parenti, divertendosi a giocare a carte (soprattutto a “la stoppa”), alla papera e alla tombola…materana del MUV!

Non mi resta che augurarvi buone feste e un felice anno nuovo!


PS: Mi spiace deludervi, ma mentre scrivo anche l’ultimissima tombola è stata venduta. Tuttavia, stiamo già pensando alla prossima edizione, grazie, forse, al contributo di un unico sponsor. Nel caso foste interessati, dimostratelo prenotando (senza impegno) la vostra copia scrivendo una mail a info@muvmatera.it con oggetto TOMBOLA 2016.

 

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