Se a Matera oggi guardaste fuori dalla finestra, non vi verrebbe tanta voglia di uscire per assaporare l’aria “fina fina” che tira “di rimbetto alla Gravina”. Si sente odore di neve nell’aria e la sensazione è quella di trovarsi ancora in pieno inverno (del resto, ufficialmente lo è per ancora qualche altro giorno). Eppure, se trovaste il coraggio di farvi un giro anche solo dalle parti di Murgia Timone, oltre a cogliere la consueta, magnifica prospettiva offerta dai Sassi e dalla Civita, vi accorgereste che anche se la natura del Parco dà il meglio di sé tra primavera ed estate, a Marzo è possibile cogliere delle note di colore nel dominio dei verde-bruno della vegetazione e del grigio delle rocce. Non è sempre facile: in alcuni casi si tratta di piccoli fiori isolati che fanno capolino tra l’erba cresciuta grazie alle piogge abbondanti delle settimane precedenti o che si aggrappano ad un costone di roccia che, in questo periodo dell’anno, riceve il sole per appena un’oretta al giorno. Eppure sono lì. Non si tratta di orchidee o grandi rose di maggio. A volte sono quasi anemici per il poco sole ricevuto o tutti stropicciati per essere stati calpestati da un escursionista distratto. A mio parere, però, il fatto stesso che siano così piccoli, sparuti e coraggiosi, nel brullo e struggente paesaggio murgiano, aggiunge grande valore alla loro bellezza. Invece di andare a ricercare i fiori più rari, ho optato per fiori molto comuni che chiunque può osservare e riconoscere facilmente.

1. Anemone fior stella

Anemone“Anemone” è una parola derivata dal greco ἄνεμος (vento). Secondo il mito, infatti, questo piccolo fiore violaceo si aprirebbe solo quando sente il vento soffiare. Non a caso si trova soprattutto “di rimbetto alla Gravina”, dove, come dice il “poeta”, “men n’orj-a f’n ‘f’n” (tira un bel venticello). Passeggiando lungo il sentiero che da San Vito alla Murgia conduce a Sant’Agnese, se riuscite a non guardare il panorama alla vostra destra, ne vedrete diversi fare capolino tra l’erba. Raramente se ne possono osservare esemplari bianchi.



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2. Violaciocca gialla

Oggi se ne osservano pochi cespugli sparsi, ma un tempo questa pianta era molto abbondante sulle pareti della Gravina immediatamente a ridosso dei Sassi e tra le stesse case degli antichi rioni. I fiori erano molto utilizzati per abbellire u’ j’rè-n d Crùst (il grano di Cristo), ossia i vasetti con i germogli di cereali e legumi resi pallidi dalla germinazione avvenuta al buio, offerti nelle chiese il giorno di mercoledì santo come simbolo di rinascita.

 


ps3. Prunus

Sul mandorlo (prunus dulcis) e la sua magnifica fioritura tanto si è scritto, detto e fatto, comprese sagre e festività. Ma altrettanto bella da vedere è la fioritura del suo cugino “selvaggio”, il prugnolo spinoso (prunus spinosa), una pianta selvatica dai frutti violacei e aciduli, che in tempi di magra erano consumati anche dai contadini, mentre ora se ne cibano solo gli uccelli. Entrambe le piante fioriscono proprio in questo periodo. I fiori, bianchi o appena rosacei, precedono persino le gemme delle foglie, facendo apparire la pianta come una nuvoletta bianca in mezzo al verde-bruno dell’ambiente circostante. Se ne vedono diversi lungo i margini della Gravina, per esempio nei pressi della chiesetta della Madonna di Monteverde.


rosmarino4. Rosmarino

Tra le numerose piante officinali e profumate osservabili nella Murgia, il rosmarino (in dialetto materano rosa-marì) è quella dalla fioritura più precoce. Già a Marzo è possibile osservare i suoi abbondanti fiorellini violacei nelle macchie e lungo i versanti delle gravine. Molto utilizzato per le sue numerose proprietà (soprattutto antinfiammatorie e tonificanti) nella medicina alternativa o omeopatica, è anche un ottimo ingrediente per profumare o insaporire i piatti della cucina mediterranea. La “morte sua”, secondo me, è con la carne al forno con le patate.

 


 

zaff5. Zafferanetto comune

E c’ n’ mà ffè (che ce ne facciamo) del risotto alla milanese?  La romulea bulbocodium produce un bellissimo fiore dai petali colorati con cui non potrete fare il risotto (per quello vi servirà un crocus sativus), ma certamente allietare le vostre passeggiate invernali nel Parco della Murgia. È abbastanza comune: potete osservarlo già da fine febbraio ad esempio nell’area tra il belvedere, Sant’Agnese e la Madonna delle Tre Porte.

 

 

 

 


 

Per approfondire:

P. Medagli, G. Gambetta, Guida alla Flora del Parco, Matera 2003.

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